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Donne e cultura: un binomio imperfetto
Mostra bibliografica
Biblioteca centrale del Polo Umanistico "E. R. Caianiello" (Edificio A3)
In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, che ha lo scopo di ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo, le biblioteche di Ateneo, all'interno del programma "UNISAPARIOPPORTUNITÀ", propongono una mostra bibliografica dal tema “Donne e cultura: un binomio imperfetto”, incentrata sul rapporto, spesso carico di ostacoli, che unisce le donne alla cultura.
Il CBA, infatti, attraverso molteplici e periodiche attività si impegna a sostenere la parità di genere e si attesta come presidio per le pari opportunità, col fine di sensibilizzare non solo le studentesse e gli studenti che frequentano gli spazi delle biblioteche, ma l’intera comunità al superamento del gender gap.
“Quasi senza eccezione, le donne vengono presentate in rapporto agli uomini. […] non solo viste dall’altro sesso, ma viste solo in relazione all’altro sesso. E che piccola parte della vita di una donna è questa! E anche di questa, quanto poco può saperne un uomo, quando la osserva attraverso gli occhiali scuri o rosei che il proprio sesso gli ha messo sul naso.”
(WOOLF VIRGINIA, Una stanza tutta per sé, Roma, Newton Compton, 2010 (London 1929), p. 93).
Proprio partendo dal testo della Woolf si dipana il percorso espositivo, che ha per protagonisti tre testi focali in cui si ritrova la lotta di donne pronte a tutto per affermare loro stesse e il loro diritto all'accesso all'istruzione e alla cultura in contesti sociali, geografici e temporali diversi:
- Una stanza tutta per sé. Il fine ultimo della tesi di Virginia Woolf è quello di rivendicare, per il sesso femminile, la possibilità di essere ammesse ad una cultura che fino a quel momento si era rivelata di esclusivo appannaggio maschile, in una società, nella fattispecie quella inglese, di stampo profondamente maschilista. Ma l'intento più interessante del saggio che, com'era caratteristica di Virginia Woolf, nasconde diverse sfumature, si rivela essere proprio quello di decostruire questo linguaggio patriarcale in ambito letterario e sociale. Se secoli di sudditanza hanno relegato la figura femminile al silenzio, escludendola dalle sale della cultura, diviene allora necessario dare spazio ad una voce che rappresenti la prospettiva femminile. ("Una stanza tutta per sé." Wikipedia, L'enciclopedia libera. 20 feb 2023, .)
- Leggere Lolita a Teheran. Siamo in Iran nei due decenni successivi la rivoluzione di Khomeini. Nel 1995, abbandonato l'incarico all'università dove insegnava letteratura angloamericana, Azar Nafisi propone a sette delle sue migliori studentesse di trovarsi a casa sua, nel primo giorno del weekend, per discutere di letteratura. Un seminario privato: per due anni Nafisi vede le ragazze entrare nel suo salotto, "togliersi il velo e la veste e diventare di botto a colori". Il fatto è che insieme al velo "si levavano di dosso molto di più. Lentamente, ognuna di loro acquistava una forma, un profilo, diventava il suo proprio inimitabile sé". In quelle mattine le otto donne leggono Nabokov, Henry James, Jane Austen. Discutono con passione di Lolita e di Daisy. "Il seminario diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli della città sotto di noi". Nel loro rifugio Nafisi e le sue ragazze guardano il mondo attraverso l'occhio magico della letteratura". Ma sono pur sempre a Teheran, e fuori da quel salotto restano grigiore e proibizioni. (L'indice dei libri del mese <https://www.ibs.it/leggere-lolita-a-teheran-libro-azar-nafisi/e/9788845918810#cc-anchor-recensioni>)
- L’acqua del lago non è mai dolce. Anni duemila. Sul lago di Bracciano, in fuga dall'indifferenza di Roma, arriva la famiglia di Antonia, donna fiera che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. È lei l’anima del romanzo: “Tutte le vite iniziano con una donna e così anche la mia, una donna con i capelli rossi [...]”. Antonia vuole insegnare alla sua unica figlia femmina, nella quale vede una forma di riscatto, a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. Per quasi tutto il romanzo la figura della figlia, la voce narrante, non ha nome e dunque può essere tutti noi e nessuno al tempo stesso. L' “identificativo", che come lei dice non è associabile alla sua persona, è accennato solo una volta e non perché c’è qualcuno che lo pronunci al posto suo, ma viene indicato quasi come non avesse valore, in modo impersonale e asettico, come firma di una lettera struggente, mai spedita. La figura di questa giovane donna è il riflesso della nostra società: siamo in qualche modo indefiniti, esistenze sospese ed in fondo fragili, protese verso un futuro senza certezze, rispetto al quale, nonostante i buoni risultati raggiunti, non si riesce ad avere una collocazione precisa nel mondo. Premettendo che è un romanzo tutto al femminile, di donne dalle varie sfaccettature, è anche un romanzo nel quale un’altra grande protagonista è l’acqua, che attenua i rumori e i dolori, che si infiltra e crea voragini ma al contempo le riempie, che nasconde ogni cosa, la morte così come la vita, e trasforma e forma tutto ciò in cui si imbatte. Proprio per questo l’acqua genera questa inquietudine soffusa in tutte le pagine del libro e la protagonista ne è attratta e spaventata, perché per lei è casa, rifugio e sicurezza, nonostante abbia “il sapore della benzina” e “quando avvicini l’accendino prende fuoco”.
Questi tre grandi opere sono il punto di partenza del percorso espositivo che, a più livelli di approfondimento e da diversi punti vista, ha come soggetto la Donna e il suo rapporto, spesso ostacolato, con la cultura e l'istruzione.
Consulta le reading list curate dai bibliotecari:
Donne e cultura: un binomio imperfetto in MLOL e nel catalogo di Ateneo